La demenza è annunciata con 15 anni di anticipo.

In Italia, il numero totale dei pazienti con demenza senile è stimato in oltre un milione (di cui circa 600.000 con demenza di Alzheimer). Più si invecchia, più è facile imbattersi in questo rischio. In una malattia di demenza, le connessioni tra le cellule nervose sono distrutte da depositi di proteine (placche) nel cervello. Di conseguenza, sempre meno neuroni sono disponibili nel tempo e chi soffre di demenza perde pertanto sempre più la capacità di pensare e ricordare. Di conseguenza, prima o poi non è più possibile essere indipendenti e bisogna di necessità ricevere aiuto da qualcuno.

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L'influenza sulla demenza del cattivo sonno

I ricercatori sono stati in grado di dimostrare la connessione tra i disturbi del sonno e l'insorgenza della demenza. Uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha dimostrato che una scarsa qualità del sonno è associata a una maggiore probabilità di demenza. La stessa conclusione è stata raggiunta da uno studio della Stanford University e della Washington Medical School. Anche solo una notte di sonno cattivo aumenta il numero dei depositi cerebrali associati alla demenza. "Una volta chiarito il ruolo del sonno nello sviluppo della demenza, c'è la speranza che possa essere identificato un intervento tale da permettere di ritardare o addirittura prevenire la malattia", afferma lo scienziato Matthew P. Pase.

Disturbi speciali ne aumentano il rischio

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Uno studio condotto in Canada ha dimostrato che la demenza, come il morbo di Parkinson, può essere individuata 15 anni prima della diagnosi vera e propria. I ricercatori sono stati in grado di dimostrare la connessione tra l'insorgenza di un disturbo del sonno e un maggiore rischio di un disturbo neurodegenerativo. Le persone colpite picchiano e scalciano nella fase del sonno REM. A volte cadono anche dal letto. Il sonno REM rappresenta un quarto del sonno totale ed è caratterizzato da un rapido movimento oculare (REM= "rapid eye movements" ovvero "movimenti oculari veloci"). Nel caso di un disturbo del sonno REM, le persone colpite si muovono assecondando i loro sogni. Gli scienziati canadesi sono stati in grado di dimostrare che queste persone hanno un rischio dall'80 al 100 per cento più elevato per sviluppare una malattia neurodegenerativa come il Parkinson o la demenza. La malattia si manifesta circa 15 anni dopo.

Anche un altro studio pubblicato sulla rivista "Neurology" conferma l'influenza del sonno REM sul verificarsi della demenza. Lo studio - condotto su 321 soggetti con un'età media di 61 anni - ha mostrato che le persone con un sonno REM disturbato avevano un più alto rischio di demenza. Inoltre, il rischio di malattia sembrava aumentare se i partecipanti erano nella fase del sogno per meno del 20 per cento del loro sonno totale o se hanno impiegato più di 90 minuti per raggiungere la fase di REM.

L'importanza di una diagnosi precoce

La demenza può essere osservata in un'ampia varietà di sintomi che più o meno costituiscono una limitazione alla vita di tutti i giorni. Questi includono:

- Smemoratezza

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Non c'è bisogno di preoccuparsi se si dimenticano i nomi o altre piccole cose di tanto in tanto. Tuttavia, le persone affette da demenza dimenticano tutto sempre di più: i nomi dei parenti, i farmaci, i compleanni e molte altre cose improvvisamente scompaiono dai loro ricordi. Ricordano poco o nulla gli eventi recenti. La memoria a lungo termine, d'altra parte, funziona ancora abbastanza bene, anche se questa diminuisce sempre di più nel corso del tempo.

- Difficoltà linguistiche

Le persone affette da demenza non ricordano più nemmeno le parole più semplici. Ecco perché usano parole di riempimento. Questo può rendere difficile capire le conversazioni.

- Posizionamento errato degli oggetti

Banana nell'armadio, spazzolino da denti nel letto, orologio nel frigorifero - le persone sono sempre più inclini a collocare gli oggetti in luoghi cui non appartengono. Dopo di che, non riescono a ricordare dove hanno messo quel qualcosa.

- Problemi di orientamento

A ognuno è capitato di perdersi almeno una volta o di dimenticare in che giorno della settimana siamo. Con i pazienti affetti da demenza può accadere che non riescano più a trovare la loro strada, anche per tornare a casa. Ad esempio, vanno in una stanza del loro appartamento e non sanno più dove si trovano, per non parlare di quello che volevano.

- Problemi con le azioni abituali

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La nonna ha cucinato il vostro piatto preferito per anni. Ma improvvisamente non si ricorda come è fatto. Difficoltà di questo tipo e simili, che riguardano in realtà azioni di routine, si verificano sempre più spesso con le persone colpite da demenza.

- Cambiamento di personalità

Questo punto rappresenta spesso un grande onere, soprattutto per i parenti. Ciò è dovuto al fatto che la malattia può anche compromettere il carattere del paziente. Una persona una volta allegra ed estroversa, ad esempio, può improvvisamente tendere a comportarsi in modo aggressivo e sprezzante. Anche nella demenza non sono rari sbalzi d'umore improvvisi.

- Difficoltà con i numeri
Il pensiero astratto è molto difficile per i pazienti affetti da demenza. Non riescono quindi a fare neanche operazioni semplici con i numeri. Pertanto, prima o poi, anche i parenti o un altro tutore dovranno occuparsi delle finanze delle persone colpite da questa malattia.

- Mancanza di igiene
Anche operazioni quotidiane come lavarsi i denti o farsi la doccia possono rappresentare un problema e, pertanto, badanti o familiari devono assicurarsi che le persone colpite non trascurino la loro igiene.

Con il progredire della malattia, si verificano spesso delusioni, completa incapacità di formare frasi, agnosia (i parenti non sono più riconosciuti), decadimento della memoria a lungo termine e incontinenza. Se si sospetta che un parente sia affetto da demenza, si consiglia di incoraggiare la persona a consultare il medico. La demenza non può essere curata, ma i sintomi della malattia possono essere alleviati con i farmaci e la sua progressione nel tempo può essere ritardata. Ricordiamocelo.

 

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